Vi starete chiedendo, o almeno lo spero, che fine ho fatto in questi mesi , e perchè ho scritto così poco.
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E finalmente posso rubare un pò di tempo al lavoro per scrivere due righe.
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Mi scuso in anticipo per la foto sfocata, l’ho fatta col cellulare e la luce era poca ma vi giuro che c’era scritto proprio così!!!
Antefatto: Questa settimana ho partecipato con l’azienda per cui lavoro alla Tokyo International Book Fair nella sezione Digital Publishing Fair. Il nostro prodotto, infatti, è un software per impaginare automaticamente volantini, cataloghi e simili. Alla fiera partecipavano le più inportanti case editrici del paese, Shueisya, Shogakukan, ecc… e alcune rappresentanze internazionali tra cui gli spagnoli, i francesi con Galant e gli italiani con l’Istituto di Cultura.
Fattaccio: Sorvoliamo sul pessimo allestimento (scaffali Ikea con la pala e due tele per dipingere enormi usate a mò di muro con un enorme disegno di una casa nel tipico stile di un bambino delle elementari con la scritta "Italia", il tutto colorato con i pasteli. Costo stimato: 15 euro e 75 centesimi esclusi gli scaffali). Ma la cosa su cui non sono riuscito a transigere è stata la targa!
Instituto di Cultura Italiano

Ho capito l’internazionalizzazione… ma non è un pò eccessivo?
Non mi è sembrato il caso di protestare né di farglielo notare, se non sono stati in grado di accorgersene da soli (non mi sembra possibile) o almeno di farselo correggere (mi sembra più probabile) credo che certe figuracce se le meritano proprio.
Come preannunciato, con un pò di anticipo rispetto al previsto visto che il fattaccio risale al 27 del mese, hanno cambiato d’abito il bambiniello.
Direi che lo hanno acconciato versione figlio dei fiori…
La stazione a cui scendo ogni mattina per andare in ufficio si chiama Hamamatsucho, e si trova nella zona di Shiba.
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